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Linea di ascolto telefonico per genitori

Spesso lanciamo campagne che non richiedono apporto economico ma dedizione e altruismo. Stiamo cercando delle persone predisposte all’ascolto che vogliano dedicare almeno 2 ore del loro tempo settimanale per rispondere alla linea di ascolto. Gengle grazie al supporto della Regione Toscana, previa selezione, offrirà 9 ore di formazione a ciascuno volontario, sarà possibile avere un coach di riferimento con cui confrontarsi per svolgere al meglio il servizio, e sarà fornita consulenza professionale agli utenti in difficoltà.

Abbiamo già raccolto 36 adesioni. Se sei interessato/a a partecipare compila il questionario che trovi qui:

https://goo.gl/forms/WjYrz1JVEVbY3vyB3

una volta compilato sarai contattato/a per effettuare un colloquio, se superi il colloquio potrai accedere alla formazione che sarà fatta on line insieme agli altri volontari, o da solo/a in base ai tuoi orari e necesità.

PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE, DI SEGUITO UN PO’ DI MATERIALE INFORMATIVO.

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di seguito potete trovare l’intervista fatta alla dott.ssa Maria Rita Mancaniello:

INTERVISTA ALLA DOTT.SSA MARIA RITA MANCANIELLO

(Docente di Pedagogia dell’Adolescenza e di Pedagogia sociale Program Coordinator della Cattedra Transdisciplinare Unesco in Sviluppo Umano e Cultura di Pace)
di GIUDITTA PASOTTO
Qual è la chiave, il motivo che le ha portate a uscire dal proprio isolamento, a fidarsi dei propri simili, a condividere gioie tormenti e problemi quotidiani per cercare aiuto e risposte comuni? Parte da queste premesse la decisione della professoressa Maria Rita Mancaniello (Docente di Pedagogia dell’Adolescenza e di Pedagogia sociale, Program Coordinator della Cattedra Transdisciplinare Unesco in Sviluppo Umano e Cultura di Pace), di unirsi a Gengle creando un progetto scientifico pilota per l’avvio e la conduzione della Linea di Accoglienza.
Professoressa Mancaniello, come è nato l’interesse dell’università per Gengle?
Dal punto di vista scientifico è interessante capire cosa porta 55mila persone, (cioè un’enormità in un periodo storico come questo), a cercare in una comunità come Gengle le risposte che evidentemente non pensano di trovare nel contesto sociale generale. Viviamo in una società in cui gli individui si sentono soli e isolati, quindi siamo di fronte a una novità interessante.
E la Linea di accoglienza telefonico come si inserisce in questo ragionamento?
Vogliamo creare e applicare una metodologia di analisi per capire quali sono i cardini su cui si muove questa aggregazione. Prendiamo alcuni parametri: la paura, per esempio, quando unisce e quando separa? E perchè? E ancora: in quali casi la solitudine porta a cercare alleanze e quando invece porta all’uso di farmaci o ad altre soluzioni del genere? Ma vogliamo anche analizzare i possibili rischi: chi si aggrega dà veramente valore alla mono-genitorialità oppure c’è anche chi vuole soprattutto sfruttare i vantaggi della comunità? E come si prevengono questi rischi?
Cosa deve aspettarsi chi telefonerà alla Linea di Accoglienza?
Intanto abbiamo scelto di usare il telefono perchè è il medium più utilizzato da tutti noi per parlare dei nostri problemi. L’idea è quella di offrire un ascolto che potrebbe assomigliare a quello che ci darebbe idealmente il vicino di poltrona in aereo: la libertà di raccontarci liberamente senza pregiudizi né giudizi perchè in fondo sappiamo che dopo quel viaggio ognuno andrà per la sua strada. Dare voce e parole ai propri pensieri è già una prima grande forma di elaborazione, e chi ci ascolta – se lo sa fare – dà già un grande aiuto a far compiere questo processo.
Cosa devono fare gli operatori? C’è un protocollo di risposte?
Devono dare prima di tutto accoglienza. Qualche indicazione: creare condizioni di silenzio, lasciare liberi gli interlocutori di presentarsi o no, svolgere un ruolo da specchio facendo le domande che aiutano a definire il meglio possibile se stessi e i propri problemi, usare parole calde non fredde. Poi aggiusteremo il tiro strada facendo con la nostra supervisione.
Quindi non sono terapie psicologiche al telefono, giusto?
Assolutamente no. Gli operatori, intanto, sono tutti di area socio-educativa. Poi il loro ruolo è più simile a quello di un amico che chiameresti per dirgli che stai male e che hai bisogno di aiuto.
La differenza è che qui sei sicuro di poterlo fare in totale libertà e di ricevere l’aiuto più mirato possibile. Inclusi i professionisti a cui eventualmente puoi rivolgerti per sostegni legali o psicologici o scolastici di cui potresti avere bisogno.
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I SUPPORTER DEL PROGETTO: 

Grazie al supporto del Consiglio Regionale della Toscana, il 30 settembre 2018 abbiamo presentato la Linea di Ascolto Telefonica professionale e le considerazioni nate durante la fase di sperimentazione dei servizio svolta dai nostri educatori, counselor e coach:

durante questo momento di condivisione pubblica, e grazie all’entusiasmo dei presenti, abbiamo deciso di aprire anche una linea di ascolto cui rispondano – non dei professionisti – ma un gruppo di nostri volontari, per far sì che il servizio di ascolto offerto possa essere di tipo amicale e possa, inoltre, coprire più ore della giornata.

I nostri esperti relazionali formeranno i volontari che prenderanno in mano la linea di ascolto sotto l’attenta supervisione della prof.ssa Mancaniello dell’Università degli Studi di Firenze.

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I nostri volontari usufruiranno di un percorso formativo che li prepari all’ascolto attivo, privo di pregiudizi e attento alla voce di chi vi si rivolge con la necessità di dare libero sfogo alle proprie emozioni e di riempire un momento di profonda solitudine.

Per i casi più problematici, dove non basta l’ascolto amicale offerto dai nostri volontari, sarà messo a disposizione un supporto di tipo professionale.

Durante il percorso formativo, infatti, ai nostri volontari sarà insegnato a riconoscere i casi più problematici – per i quali lo sfogo con un amico non è sufficiente – e a dirottarli verso il servizio curato dai nostri esperti relazionali.

La Regione Toscana coprirà il 70% dei costi per la formazione dei volontari, grazie ad un contributo ottenuto mediante la partecipazione ad un bando rivolto alle associazioni.

 

 Perchè creare una linea di ascolto.

di Giuditta Pasotto

 

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